Precari della giustizia davanti ai tribunali, anche a Catanzaro, per stabilizzazione e diritti
La protesta degli aderenti a FP Cgil, Uil PA, Usb PI. Interessato personale di ruolo, assunti Pnrr a tempo determinato, ex tirocinanti
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Si è appena concluso il sit in dei lavoratori della Giustizia, precari e non, convocati davanti alla Corte d’appello di Catanzaro da Funzione pubblica Cgil, Uil Pubblica amministrazione e Usb Pubblico impiego per reclamare l’attenzione del Ministero su tre particolari punti: stabilizzazione del personale precario, scopertura degli organici, nuovo contratto integrativo Fermo al 2010. La protesta, a respiro nazionale, interessa tutte le sedi giudiziarie nei due distretti della Calabria, dove eguali manifestazioni si svolgono a Vibo Valentia, Cosenza, Castrovillari, Reggio Calabria e Locri tra oggi e domani 1° luglio. È una vera e propria vertenza giustizia, come ha detto Loredana Laria segretaria generale Uil PA Calabria: “Lo slogan di oggi – ‘Vogliamo una giustizia giusta’ – è indicativo delle nostre rivendicazioni, perché la giustizia per essere giusta deve essere efficiente.
Quindi non basta sistemare l’organico dei magistrati ma anche di coloro i quali devono poi svolgere gli adempimenti necessari. Chiediamo che i 12mila precari siano stabilizzati: è una sfida che se vinta ci mette sullo stesso piano con gli altri paesi europei”. “È una vertenza – dice a sua volta Sergio Rotella segretario della Cgil FP Area Vasta e coordinatore giustizia FP Cgil Calabria – che riguarda tutto il personale giudiziario a partire dal personale di ruolo, per finire ai 12 000 precari del PNRR, così come i 390 lavoratori part time che lavorano presso gli uffici giudiziari calabresi, i cosiddetti ex tirocinanti da circa 14 anni e meritano la stabilizzazione”.
“Questi precari – ha rimarcato a sua volta Vittorio Sacco USB PI Calabria – entrati con i fondi del Pnrr, tanto da essere comunamente chiamati ‘precari Pnrr’ sono persone che sono state inserite nella macchina amministrativa del Ministero perché lo Stato italiano è stato più volte multato dalla Comunità europea per la lentezza dei tempi della giustizia. Questo personale è entrato in servizio per velocizzare la tempistica dei processi, ci sono riusciti ed è giusto che vengano stabilizzati”. Conferma uno, di loro, Vittorio Macrillò, da poco eletto in seno alla Rsu della procura della Repubblica di Catanzaro: “Da tre anni insomma abbiamo questa spada di Damocle sulla testa, viviamo con dei contratti a orologeria, tra un anno i nostri contatti scadranno. Con entusiasmo dal primo giorno abbiamo riempito le cancellerie dei tribunali, Corti d’appello e procure di tutt’Italia.

Abbiamo svolto un lavoro instancabile e siamo qui a chiedere dignità, la dignità di poter programmare il nostro futuro, di poter progettare di formare una famiglia, di avere la dignità che ha tutti i lavoratori debbono avere”. Le tre sigle di Cgil Uil e Usb non hanno sottoscritto il Ccnl 2022/2024 che “non ha dato risposte – dice una loro nota – alla valorizzazione delle professionalità in mancanza del contratto integrativo da definire a valle del Ccnl 2019/2021, con l’indicazione delle nuove famiglie professionali, l’attuazione dell’accordo del 26 aprile 2017 che prevede il riconoscimento della carriera per i 270 Operatori (ex ausiliari) nell’area degli assistenti, gli assistenti informatici, contabili e i cancellieri.
La stabilizzazione di sole 6000 unità del personale Pnrr al ministero della Giustizia, così come nelle intenzioni del Governo, penalizzerà le migliaia di lavoratrici e lavoratori che presto rimarrebbero disoccupate, non consentirà di colmare la significativa carenza di organico, che di per sé è già sofferente a causa dei pensionamenti, dei mancati investimenti che hanno prodotto negli anni l’innalzamento costante dei carichi di lavoro, la dilatazione dei tempi di risposta e di conseguenza una ricaduta negativa sul funzionamento della macchina amministrativa che compromette il diritto stesso alla giustizia dei cittadini”. La nota si sofferma anche sulla sorte dei 390 lavoratori a tempo determinato e in part time impegnati negli uffici giudiziari delle Regioni Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, al fine di promuovere la rinascita occupazionale nelle regioni del Sud comprese nell’obiettivo europeo “Convergenza”, per i quali il Ministero Giustizia ha previsto una proroga con propri fondi e un contratto per 12 mesi con scadenza a marzo 2026. “Dopo 14 anni di tirocini e precariato – dicono i sindacati – meritano di essere stabilizzati”.






